l'editoriale
IL POPOLO SOVRANO
di Alfredo Violante
Da qualche tempo c’è un nuovo-vecchio soggetto sulla scena politica italiana. Per la precisione, è presente ad intermittenza, come le luci dell’albero di Natale. E proprio come le lucine natalizie, a festa finita non viene buttato via, ma viene conservato in cantina, pronto per un nuovo utilizzo.
E’ il POPOLOSOVRANO “sdoganato” con successo dal centro destra che, del resto, può vantare nobili ascendenze in materia: infatti si chiamava proprio “Il Popolo d’Italia” il quotidiano del Partito Nazionale Fascista del Cav. Benito Mussolini.
Bene, la riemersione del POPOLOSOVRANO (d’ora in avanti PS) ha inizio con la scelta del nome del nuovo partito del Presidente del Consiglio avvenuta, come si ricorderà, al termine di una fantomatica consultazione popolare (appunto).
Prosegue attraverso la ripetuta evocazione da parte del suddetto Cav. B., che prova a schierare il PS a sua difesa contro quella che lui definisce “persecuzione giudiziaria”. Con qualche acrobazia logica, ha sostenuto (e fatto sostenere) -per ora inutilmente- che se una persona è eletta dal PS ad una qualsiasi carica istituzionale, per ciò stesso è ingiudicabile, qualunque nefandezza gli sia contestata, dal furto di galline alla strage.
E la riemersione si conclude, almeno per il momento, con la etichettatura del PS quale “soggetto tradito dai magistrati cattivi” che lo vogliono privare del diritto di votare le amate liste del centro destra, anziché sorvolare benignamente sugli incredibili pasticci ed imbrogli che il PdL ha compiuto in occasione della presentazione delle liste per le elezioni regionali.
La verità è che il richiamo al popolo, nella logica del centro destra, è una sorta di evocazione mistica, usata come subdola garanzia di liceità dei comportamenti, da agitare contro l’avversario politico per provare a indebolirne la legittimazione.
Perché in realtà quando si tratta di riconoscergli dei diritti, finita la festa, il PS va in cantina.
E’ quello che accade con la legge elettorale per i membri del Parlamento. Quella “porcata” (definizione del suo autore, Ministro Calderoli) che sottrae agli elettori ogni possibilità di scelta degli “eletti”, tanto che questi in realtà sono nominati dalle segreterie dei partiti e non, appunto, eletti dagli “elettori”.
E accade con la soppressione dei talk show sulle reti RAI in occasione delle elezioni regionali, perché il PS non deve avere informazioni ricche, diversificate, alternative sulle quali orientarsi, ma scegliere “liberamente” liste e candidati, dopo aver ascoltato per un mese gli editoriali di Minzolini sul TG1.
E accade anche con i recentissimi tagli ai finanziamenti all’editoria locale, più difficilmente controllabile da parte di chi detiene il potere rispetto a quella nazionale
A questa indecorosa finzione abbiamo opposto ed opponiamo l’ascolto dei cittadini, il rigoroso rispetto ed anzi l’ampliamento dei loro diritti di partecipazione.
E’ con questo spirito e con questa modalità che nello scorso quinquennio l’Assessorato diretto da Guglielmo Minervini ha gestito le più importanti questioni, assegnando persino un nome a questo modello decisionale: “Cittadinanza Attiva”.
Con la partecipazione vivace e costruttiva della Cittadinanza Attiva convocata ed ascoltata in decine e decine di incontri è stata elaborata la legge che favorisce lo Sport per Tutti, quella sulla Disciplina della Tutela delle Coste, il programma “Bollenti Spiriti”, la progettazione del Piano Paesaggistico, e tanto altro ancora. Ed è stata addirittura costituita la “Scuola di partecipazione CAST” per favorire la diffusione della cultura della cittadinanza attiva e la partecipazione alla definizione delle politiche pubbliche.
Noi, ai vuoti simulacri del centro destra, opponiamo i fatti.
Noi il 28 29 marzo voteremo VENDOLA Presidente e esprimeremo la nostra preferenza per GUGLIELMO MINERVINI. .

